Come si riconosce la sindrome dolorosa regionale complessa: i criteri clinici di Budapest, le malattie da escludere e gli esami che aiutano il medico a confermare il sospetto.
Non esiste un singolo esame che dimostri l'algodistrofia. La diagnosi è clinica: si basa sulla storia raccontata dal paziente e sui segni che il medico osserva durante la visita, confrontando l'arto colpito con quello sano.
Per rendere la diagnosi più uniforme, l'International Association for the Study of Pain (IASP) ha adottato i criteri di Budapest. Gli esami strumentali servono soprattutto a escludere altre malattie che possono dare un quadro simile e, in alcuni casi, a sostenere il sospetto. Riconoscere l'algodistrofia presto è importante, perché le terapie e la riabilitazione funzionano meglio nelle fasi iniziali.
Si parla di algodistrofia quando sono presenti tutte e quattro le condizioni seguenti. Per "sintomo" si intende un disturbo riferito dal paziente; per "segno" qualcosa che il medico osserva al momento della visita.
Un dolore persistente, sproporzionato rispetto al trauma o all'evento che lo ha scatenato, per intensità o per durata.
Il paziente riferisce almeno un sintomo in almeno tre delle quattro categorie: sensoriali, vasomotorie, sudomotorie/edema, motorie/trofiche.
Durante la visita il medico osserva almeno un segno in due o più delle quattro categorie.
Non esiste un'altra malattia che spieghi meglio i sintomi e i segni presenti.
Iperalgesia (dolore eccessivo a uno stimolo doloroso) e allodinia (dolore provocato da stimoli normalmente innocui, come il tocco leggero, il lenzuolo o l'acqua).
Differenze di temperatura tra i due arti e/o variazioni o asimmetrie del colore della pelle, che può apparire arrossata, violacea o pallida.
Edema della zona colpita e/o alterazioni o asimmetrie della sudorazione, che può essere aumentata o ridotta rispetto all'altro lato.
Riduzione del movimento, debolezza, tremore o rigidità e/o alterazioni trofiche di pelle, unghie e peli, che possono crescere di più o di meno.
Dolore, gonfiore e arrossamento di un arto dopo un trauma possono dipendere anche da altre cause. Il medico le esclude prima di parlare di algodistrofia.
Un'infezione della pelle, dei tessuti molli, dell'osso o di una ferita chirurgica può dare calore, arrossamento e dolore. Febbre ed esami del sangue aiutano a riconoscerla.
Una gamba o un braccio gonfio, caldo e dolente, soprattutto dopo un gesso o un periodo di immobilità, può essere una trombosi venosa profonda: si verifica con l'ecocolordoppler.
Le infiammazioni delle articolazioni, come l'artrite reumatoide, la gotta o altre artriti, possono dare gonfiore e dolore a mani e piedi.
Le sofferenze dei nervi periferici, come la sindrome del tunnel carpale o le neuropatie del diabete, possono dare dolore, formicolii e alterazioni della sensibilità.
Un aumento di pressione all'interno dei muscoli, dopo fratture o traumi, provoca dolore intenso e crescente. È un'urgenza chirurgica da riconoscere subito.
Se una frattura non guarisce o guarisce male, il dolore può persistere. Una radiografia di controllo permette di valutare l'osso.
Nessuno di questi esami, da solo, fa diagnosi di algodistrofia: un esame normale non la esclude. Lo specialista sceglie quali eseguire in base al quadro clinico.
Può mostrare un'osteoporosi "a chiazze" della zona colpita, che però non compare subito ma dopo alcune settimane. Serve anche a controllare la frattura e a escludere altre cause.
Dopo l'iniezione di un tracciante, una gamma-camera registra le immagini in tre tempi. Nell'algodistrofia può mostrare un aumento di captazione nell'osso della regione colpita, soprattutto nelle fasi iniziali.
Può evidenziare edema dell'osso midollare e dei tessuti molli. È utile soprattutto per escludere altre malattie, come fratture da stress, osteonecrosi o lesioni dei tessuti.
Misura e documenta la differenza di temperatura della pelle tra l'arto colpito e quello sano. È disponibile in alcuni centri e può aiutare a oggettivare un segno vasomotorio.
Non esiste un esame del sangue specifico per l'algodistrofia. Indici di infiammazione e altri esami servono a escludere infezioni, artriti o malattie del metabolismo.
Studia la conduzione dei nervi e l'attività dei muscoli. Si richiede quando si sospetta la lesione di un nervo, cioè una forma di tipo II, o per escludere una neuropatia.
Sì. La diagnosi è clinica e si basa sui criteri di Budapest: un esame strumentale normale non basta a escluderla, e uno alterato non basta da solo a confermarla. Gli esami vanno sempre interpretati dallo specialista insieme alla visita.
Nel tipo I non c'è una lesione documentata di un nervo, ed è la forma più frequente. Nel tipo II la sindrome compare dopo la lesione di un nervo identificabile. I sintomi sono simili e anche la diagnosi clinica segue gli stessi criteri.
Il primo riferimento è il medico di medicina generale, che può indirizzare a uno specialista: reumatologo, ortopedico, fisiatra o medico della terapia del dolore. Le visite e gli esami si prescrivono con impegnativa e si prenotano tramite CUP. Nella pagina Specialisti trovi il ruolo di ciascuno.
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