★ Sindrome dolorosa regionale complessa (CRPS)

Algodistrofia: riconoscerla presto, curarla meglio

Che cos'è l'algodistrofia, come si manifesta dopo un trauma o un intervento, come si arriva alla diagnosi, quali sono le terapie e la riabilitazione, e a quali specialisti rivolgersi in Italia.

Specialisti consigliati → Sintomi e fasi
Che cos'è l'algodistrofia

Un dolore sproporzionato al trauma

L'algodistrofia, oggi chiamata sindrome dolorosa regionale complessa (in inglese Complex Regional Pain Syndrome, CRPS), è una condizione dolorosa che colpisce di solito un arto, più spesso la mano o il piede. In passato era nota anche come distrofia simpatica riflessa o malattia di Sudeck.

Compare di solito dopo un trauma (una frattura, in particolare del polso, o una distorsione), un intervento chirurgico o un periodo di immobilizzazione. Il trauma non ne è la causa diretta, ma il fattore scatenante: il dolore che segue è più intenso e dura più a lungo di quanto ci si aspetterebbe, e si accompagna a gonfiore, alterazioni del colore e della temperatura della pelle, sudorazione e rigidità.

Non è una malattia della mente, né una "esagerazione" del paziente: è una sindrome reale, in cui il sistema nervoso, i vasi e i tessuti dell'arto reagiscono in modo anomalo. Prima viene riconosciuta e trattata, migliori sono in genere le possibilità di recupero.

Nome attualeCRPSsindrome dolorosa regionale complessa
Tipo ISenza lesionenervosa identificabile: è la forma più frequente, la "classica" algodistrofia
Tipo IICon lesionedocumentata di un nervo; in passato chiamata causalgia
Sedi tipicheMano e piededi solito un solo arto, a valle del trauma
Diagnosi precoce

Perché riconoscerla presto

I primi segni possono essere scambiati per una normale convalescenza dopo il trauma. Saperli riconoscere permette di iniziare presto le cure e la riabilitazione, quando sono più efficaci.

Un dolore diverso

Continuo, spesso bruciante, sproporzionato rispetto al trauma e che non passa con i comuni antidolorifici. Anche un leggero contatto o il lenzuolo possono fare male.

Gonfiore e colore

L'arto si gonfia, la pelle cambia colore (rossa, violacea o pallida) e temperatura rispetto all'arto sano, talvolta con sudorazione aumentata o ridotta.

Il tempo conta

Una diagnosi tempestiva consente di avviare subito le terapie per il dolore e l'infiammazione e una riabilitazione graduale, riducendo il rischio di rigidità e cronicizzazione.

Muovere l'arto

Dopo un trauma o un intervento, riprendere a muovere l'arto appena il medico lo consente, senza forzare il dolore, aiuta a prevenire l'algodistrofia e a contenerla.

Più specialisti

Reumatologo, ortopedico, fisiatra, medico del dolore, fisioterapista e psicologo collaborano: la cura dell'algodistrofia è un lavoro di squadra.

Si può migliorare

Molte persone migliorano nei primi mesi o anni, soprattutto se trattate presto. Una parte può sviluppare una forma cronica, che richiede un percorso più lungo.

Visita privata

Vuoi rivolgerti privatamente a uno specialista?

Oltre al Servizio Sanitario Nazionale puoi prenotare una visita presso uno studio privato, scegliendo lo specialista e con tempi di attesa generalmente più brevi. Consulta le schede dei reumatologi, degli ortopedici e dei fisioterapisti selezionati da algodistrofia.it, con indirizzi, contatti e modulo di richiesta informazioni.

I segni tipici dell'algodistrofia della mano
I segni nell'arto

Un arto che cambia

Nell'algodistrofia il dolore si accompagna a segni visibili, che il medico confronta sempre con l'arto sano. Non tutti sono presenti insieme e possono cambiare nel tempo.

  • Dolore. Continuo, bruciante o pulsante, sproporzionato; con allodinia (dolore al semplice contatto) e iperalgesia (dolore eccessivo a stimoli dolorosi).
  • Edema e sudorazione. Gonfiore della mano o del piede e sudorazione aumentata o ridotta rispetto all'altro lato.
  • Colore e temperatura. Pelle arrossata, violacea o pallida, più calda nelle fasi iniziali e spesso più fredda nelle forme di lunga durata.
  • Rigidità e movimento. Articolazioni rigide, debolezza, tremori o spasmi; con il tempo alterazioni di pelle, peli e unghie e osteoporosi localizzata "a chiazze".
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Sintomi, diagnosi, terapie e specialisti

Tutto quello che serve sapere sull'algodistrofia, dai primi segni alla vita di tutti i giorni.

Sintomi e fasi

Sintomi e fasi

Come si manifesta l'algodistrofia e come evolve nel tempo, dalla fase iniziale "calda" alle forme di lunga durata.

  • Dolore, allodinia e iperalgesia
  • Edema, colore, temperatura e sudorazione
  • Rigidità, debolezza, tremori e distonia
  • Le fasi della malattia
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Diagnosi

La diagnosi

La diagnosi è clinica: si basa sui criteri di Budapest e sull'esclusione di altre malattie, con l'aiuto di alcuni esami.

  • Visita e criteri di Budapest
  • Radiografia e scintigrafia ossea trifasica
  • Risonanza magnetica e termografia
  • Esami del sangue per escludere altre cause
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Terapie

Le terapie

Farmaci, riabilitazione e terapie del dolore si combinano in un percorso personalizzato, guidato dagli specialisti.

  • Bisfosfonati, tra cui il neridronato
  • Cortisonici e farmaci per il dolore neuropatico
  • Fisioterapia e terapia occupazionale
  • Terapia del dolore nei casi resistenti
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Specialisti

Gli specialisti

Quali medici e professionisti consultare, quando e perché, e come lavorano insieme nella cura dell'algodistrofia.

  • Reumatologo e ortopedico
  • Fisiatra e fisioterapista
  • Medico della terapia del dolore e neurologo
  • Terapista occupazionale e psicologo
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Cause e fattori di rischio

Traumi, fratture, interventi e immobilizzazione: cosa può scatenare l'algodistrofia, chi è più esposto e come ridurre il rischio.

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Riabilitazione

Fisioterapia graduale e non dolorosa, terapia occupazionale, mirror therapy e graded motor imagery per recuperare l'uso dell'arto.

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Vivere con l'algodistrofia

Gestire il dolore nella vita quotidiana, il lavoro, il sonno, il sostegno psicologico e il ruolo della famiglia.

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L'algodistrofia in sintesi

I numeri da conoscere

Pochi numeri chiave per orientarsi: come si classifica, come si diagnostica e quali sono gli elementi del percorso di cura.

2 tipiCRPS

Tipo I e tipo II

Senza o con lesione di un nervo

Il tipo I, senza lesione nervosa identificabile, è la forma più frequente. Il tipo II segue una lesione documentata di un nervo. I sintomi possono essere simili in entrambi.

4 categorieBudapest

I criteri di Budapest

Sensibilità, vasomotricità, sudorazione/edema, motricità/trofismo

Sono i criteri clinici condivisi a livello internazionale per la diagnosi. Valutano sintomi riferiti e segni osservati dal medico in quattro categorie.

ÉquipeCura

Un percorso multidisciplinare

Farmaci · riabilitazione · supporto psicologico

Le terapie funzionano meglio se combinate: controllo del dolore e dell'infiammazione, recupero graduale del movimento e sostegno alla persona.

1arto colpito nella grande maggioranza dei casi, spesso mano o piede
2lati da confrontare: l'arto malato e quello sano
3fasi della scintigrafia ossea trifasica, un esame di supporto alla diagnosi
4categorie di sintomi e segni nei criteri di Budapest
Il percorso

Dal trauma alla cura

Ogni storia è diversa, ma il percorso tipico segue alcune tappe. Le indicazioni vanno sempre personalizzate con i propri medici.

1

L'evento scatenante

Una frattura, una distorsione, un intervento o un'immobilizzazione. Più raramente un ictus, un infarto o nessuna causa evidente.

2

I primi segnali

Nelle settimane successive il dolore, invece di attenuarsi, aumenta e compaiono gonfiore, cambi di colore e temperatura, sudorazione.

3

Dal medico

Il medico di medicina generale o lo specialista che segue il trauma valuta i sintomi e indirizza verso gli accertamenti e lo specialista.

4

La diagnosi

Visita accurata con i criteri di Budapest, esclusione di altre cause ed eventuali esami di supporto come la scintigrafia ossea.

5

Le cure

Farmaci prescritti dallo specialista, riabilitazione graduale e, nei casi resistenti, terapie nei centri di terapia del dolore.

6

Il recupero

Controlli periodici e ritorno progressivo alle attività quotidiane e al lavoro, con il sostegno di familiari e professionisti.

Accesso alle cure in Italia

Come farsi seguire nel Servizio Sanitario Nazionale

L'algodistrofia si può curare nel Servizio Sanitario Nazionale, in regime di libera professione o presso strutture private accreditate.

1. Il medico di famiglia

È il primo riferimento: raccoglie la storia del trauma, valuta i sintomi e indirizza verso lo specialista più adatto.

2. L'impegnativa

Il medico prescrive la visita specialistica (per esempio reumatologica, ortopedica o fisiatrica) e gli esami, indicando quesito diagnostico e priorità.

3. Il CUP

Visite ed esami si prenotano tramite il CUP regionale, allo sportello, al telefono, online o in farmacia, presso ospedali, ASL e strutture accreditate.

4. Terapia del dolore

Nei casi più difficili il paziente può essere indirizzato ai centri di terapia del dolore, presenti negli ospedali italiani secondo la Legge 38/2010.

5. Fisiatria e riabilitazione

Il fisiatra imposta il progetto riabilitativo, che può essere svolto nei servizi di riabilitazione del SSN secondo le regole regionali.

€

6. Ticket

Visite, esami e sedute di riabilitazione prevedono il ticket secondo le regole regionali, salvo le esenzioni previste per reddito, età o condizioni particolari.

Visita privata

Preferisci una visita privata?

Puoi prenotare direttamente una visita da un reumatologo o da un ortopedico, o iniziare un percorso con un fisioterapista, scegliendo il professionista e con tempi di attesa generalmente più brevi. Consulta le schede selezionate da algodistrofia.it.

Dolore che non passa dopo un trauma? Non aspettare

Parlane con il tuo medico di medicina generale o rivolgiti a uno specialista: prima si inizia, migliori sono le possibilità di recupero.

Domande frequenti

Algodistrofia in breve

Algodistrofia e CRPS sono la stessa cosa?

Sì. Algodistrofia è il nome tradizionalmente usato in Italia; sindrome dolorosa regionale complessa (CRPS) è il nome adottato oggi a livello internazionale. In passato si parlava anche di distrofia simpatica riflessa o malattia di Sudeck.

Qual è la differenza tra tipo I e tipo II?

Nel tipo I, il più frequente, non c'è una lesione identificabile di un nervo. Nel tipo II la sindrome segue una lesione documentata di un nervo, e un tempo era chiamata causalgia. I sintomi possono essere molto simili in entrambi i tipi.

Si guarisce dall'algodistrofia?

Molte persone migliorano nei primi mesi o anni, soprattutto se la diagnosi e le cure sono tempestive. In una parte dei casi la malattia diventa cronica: anche allora un percorso di cura multidisciplinare aiuta a controllare il dolore e a mantenere la funzione dell'arto.

Quale specialista devo consultare?

Il primo riferimento è il medico di medicina generale. Per la diagnosi e la terapia sono spesso coinvolti il reumatologo e l'ortopedico; il fisiatra e il fisioterapista guidano la riabilitazione; nei casi più difficili interviene il medico della terapia del dolore.

Devo tenere fermo l'arto per non sentire dolore?

No. L'immobilità prolungata tende a peggiorare l'algodistrofia. È importante muovere l'arto in modo graduale e senza forzare il dolore, seguendo le indicazioni del fisiatra e del fisioterapista.